domenica, 17 agosto 2008

Grecia I puntata

Sono arrivata a Malpensa molte ore prima del mio decollo. Non avevo molte alternative, col primo bus da Torino non sarei arrivata in tempo. Quindi nottata tra aria condizionata, sedili bordeaux e annunci dall' altoparlante.
Un po' sul serio un po' scherzando avevo dato le mie coordinate a S.P., senza sperare minimamente che sarebbe venuto sul serio a salutarmi. E invece tadàààà - eccoci a bere una birra insieme e a parlare delle sue novità.
Mai avrei pensato di incontrare anche A.C., un amico di Torino.
"ora che vai in lì ti trovi un bel greco e vedrai che passa tutto... anche se, se posso dirti, noi italiani siamo sempre i migliori.."
"già, per non parlare di voi napoletani..."

Finalmente arriva da Bari T., e è tanta la gioia di vedersi che la nottata in aeroporto fila via veloce.
Atene è una città sporca e piena di traffico, decadente, con alcuni -pochissimi- angoli suggestivi. Le scritte in greco fanno emergere la grecista che ormai è sepolta in me. E' bello riuscire a capire cosa dicono i cartelli e arrivare dal greco antico a capire i significati delle cose. Anche se la eta si pronuncia ormai i e la upsilon è una i e non una u con dieresi e tante altre cose.
Mezze addormentate ceniamo con IVP e Ale che sono lì anche loro.
Finalmente è ora di prendere il primo traghetto di una lunga serie.
Affollatissimo, con sedili a panca, noi abbiamo ovviamente il passaggio ponte.
Davanti a noi c'è un ragazzo disteso intento nella lettura di Un Ragazzo di Nick Hornby. Mentre legge posso vedere da sotto il libro le espressioni che fa: ride, sorride.
Certo che in 15 ore di traghetto sempre davanti alla stessa persona se sei una ragazza dal cuore libero e con alta predisposizione a film mentali alla Amelie c'è tempo di innamorarsi perdutamente di chi hai davanti, se lui una volta che ha finito Un Ragazzo attacca e finisce La Sovrana Lettrice e poi ascolta l'ipod canticchiando e mimando chitarre. E tu stai facendo la stessa cosa senza accorgertene: leggi Cosmofobia e ascolti l'ipod e canticchi e suoni strumenti inesistenti.

Alla quinta ora di viaggio, quando in silenzio abbiamo fumato contemporaneamente diverse sigarette, il sole sta calando, e comincia a fare freddo, finalmente ci parla:
"scusate, voi dove andate? così... per fare un po' di conversazione..."
T. mangia la foglia e si eclissa nel suo libro, io inizio a parlare con lui e ci sono -ovviamente- quelle 150 cose in comune che ci piacciono e che non ci piacciono, e modi di pensare  e aspettative e desideri e abitudini ecc. ecc.
Peccato che sia di Napoli, e che stia andando a lavorare in un locale a Ios, che io avevo deciso di evitare in favore di una vacanza rilassante e a contatto con la natura.
Dopo altre sigarette fumate insieme, pur non essendo fumatori abituali entrambi - e ti pareva- una coca cola divisa equamente e panini offerti da lui, arriviamo a Ios congelati dal freddo, ed è ora di salutarsi

"comunque io sono Giulio"
Bacetti e abbraccio.


mercoledì, 30 luglio 2008

Finalmente è arrivato il momento.
Ho fatto lo zaino senza sapere bene cosa ci stessi mettendo dentro.
Ho preso i costumi e l'asciugamano, questo lo so.
E la Lonely Planet di Isole della Grecia.

Noi ci rivediamo da due settimane, se ci siete.

postato da: ALuceSpenta alle ore 13:04 | link | commenti (5)
categorie: io proprio io
martedì, 29 luglio 2008

Già lo sapevo che in questi giorni sto vivendo come Amelie Poulain.
Completamente distaccata dalla realtà.
Creando mondi miei preclusi agli altri, se non a pochi e selezionati amici.
Stasera però ho avuto la lampante consapevolezza di come questo atteggiamento sia nocivo:
sono tutte prove che faccio nella mia testa, quelle mentali con l'uomo delle bici o il pensiero superficiale.
Sogno, perchè la realtà fa male.
Sogno perchè non riesco a fare avvicinare sul serio nessuno.
Sogno perchè solo il fatto di provare ipotetico interesse mi serve per sentire che sto andando avanti.
Però è comparso sul profilo dell'uomo delle bici un bel "fidanzato" che dà modo di capire il perchè fosse sfuggente e poco propositivo.
Ora lo so.
Mi sono sentita un po' una cretina
1. a saperlo via internet
2. a esserci rimasta male, chi lo conosce?
3. ad avere avuto il pensiero del tipo "e ora su chi concentrerò le mie mire?"
4. devo forse uscire col corteggiatore che chiameremo il Politico, che mi martella via msn da settimane?
5. ho subito realizzato come tutto il mondo esca, si dia una mossa, mentre io sto diventando una nerd con gli occhiali a forza di cercare contatti superficiali.
Internet ne è la prova: non riesco a farmi raggiungere da nessuno, e nessuno riesco io a raggiungere. Mi fa comodo il tenere le distanze di questo maledetto internet. Eppure esco anche io tutte le sere e torno alle 4.
Per raggiungere non intendo chissà che.
Intendo proprio il livello base.
Forse sto agendo bene, perchè non cerco davvero, e si sa che quando si cerca non si va da nessuna parte.
Vorrei solo non cadere mai nell'errore di pensare a chi c'era prima, perchè resta dell'affetto e perchè le abitudini e le sicurezze di quattro anni sono difficili da mandare via. Non so nemmeno bene come spiegarlo: io E. non lo vorrei indietro. Non mi mancano tante cose, e di tante sono davvero sollevata di non dovermi più preoccupare. Non credo di esserne più innamorata.
E allora perchè continuo a sentirmi così chiusa al mondo? Di buono però c'è che ho saputo -via orecchie, non via internet- che il pensiero superficiale non è proprio fidanzato, ma è più una cosa così. E i fatti lo confermano, avendo noi qualche sera fa chiacchierato a lungo ad una festa su un prato. La favella stavolta mi è stata donata dall'alcol, tanto che la mattina dopo ero ancora traballante.
Chissà che ci siamo detti, però.

lunedì, 28 luglio 2008


postato da: ALuceSpenta alle ore 21:52 | link | commenti (4)
categorie: concerti e affini, io proprio io
venerdì, 25 luglio 2008

Voglio sposare Rob Brezny



Toro (20 aprile - 20 maggio)

I tuoi denti non sono bianchi. La tua risata non è spontanea. E c'è qualcosa di sbagliato nel tuo modo di risolvere i problemi. Anche i tuoi capelli stanno male: potresti pettinarti in modo da non sembrare così fuori dal mondo? Dài, rilassati: sto scherzando. Volevo solo farti capire che credi troppo facilmente alle bugie di chi ti dice che dovresti essere diverso. È il momento di esercitarti nella totale accettazione di te stesso e di cedere incuriosito al tuo fascino. Di' ad alta voce: "Sono perfettamente me stesso".


postato da: ALuceSpenta alle ore 18:36 | link | commenti
categorie: idiozia

Prima persona Singolare

intorno a un tavolo una sera d'estate davanti a quattro birre:
S., che vive col suo ragazzo da un anno ormai, stanno insieme da sei anni, lo conosce dalla seconda media;
V. che ha un figlio di un anno e mezzo;
C., che conosco poco poco, ma so che vive col fidanzato, ha 25 anni non compiuti, e tra un mese si sposa.

e io.

Loro dicevano: noi andiamo, a noi piace, noi pensiamo, noi facciamo, noi abitiamo
Io dicevo: io andrò, io farò, io penso, io voglio

A parte la primissima sensazione di inadeguatezza, mi sono poi resa conto che tutto quel plurale non mi manca affatto. Forse mi sarò chiusa, anzi sicuramente mi sono chiusa. Ma chi se ne importa? Mi sento abbastanza insicura per conto mio, e mi serve capire che io riesco, io vado, io faccio, io provo, io conquisto, io mi risollevo, io me ne faccio una ragione, io vado avanti.....

o no?

ps. meno male che avevo lasciato perdere ogni mira espansionistica sul pensiero superficiale: pare che si sia fidanzato. Anche lui. Amen.

mercoledì, 23 luglio 2008

Ormai in vacanzissima, ieri sera sono andata da Giancarlo, noto locale torinese frequentatissimo soprattutto nella serata del martedì sera.
Da Gianca si va verso le due, prima non c'è nessuno, e c'è un'atmosfera particolare, un po' scalcagnata e decadente, ma molto affascinante. Si trova ai Murazzi, quindi sul fiume, si allaga quando piove troppo, ha una sala minuscola dove si balla in cui la gente si pressa per starci tutta e un dehor all'aperto in cui puoi incontrare mezzo mondo.
Ieri sera ho lasciato sola un attimo la mia amica D. e quando sono tornata l'ho trovata che parlava con un ragazzo. Questo ragazzo mi saluta come se ci conoscessimo da sempre. E in effetti ci conosciamo da quando il terzo anno di liceo entrò nella nostra classe come ripetente, incazzato con il mondo intero e con i capelli ricci e puliti e uno sguardo molto comunicativo. Magro magro, altissimo e con movimenti un po' a scatti, un po' goffi. Io e D. lo amavamo già.
Lei se ne rese conto subito, io no. Non volevo che mi piacesse lo stesso ragazzo che piaceva alla mia amica. Avevo altro per la testa. Ricacciai indietro il pensiero con un netto rifiuto.
Poi iniziammo a frequentarci assiduamente. Mi faceva le cassettine con allegati post it: "Time bomb è quella che l'altra sera non hai riconosciuto. Vediamo di impararla onde evitare la fucilazione". Le caricature del prof. di filosofia sul mio diario. I primi sms col cellulare che io non volevo che i miei mi affibbiassero. I "mi verresti a prendere? Perchè da sola non mi lasciano uscire". Le lunghe camminate di notte sul lungo Po, il rumore dei dr. Marten's sulle foglie secche e la nebbia di dicembre. E poi una sera mano nella mano e il bacio.
E D. che mi odia.
Beh, con S., il ragazzo, siamo stati insieme una settimana. Da far ridere.
Con lei invece ci siamo unite un sacco dopo questa cosa, e ora siamo come sorelle. E non so perchè, ma siamo proprio diventate così amiche grazie o a causa di S.
Non lo vedevo da secoli, non mi faceva più nè caldo nè freddo. Ieri non so... Saranno stati i capelli corti e la barba, il suo solito sorriso, i denti dritti, lo sguardo. Uno sguardo particolare, occhi che comunicano sofferenza, tenerezza, occhi in cui sta scritta tutta la sofferenza che una famiglia scombinata come la sua e vecchi traumi possono infliggerti.
Non lo so, ma ieri nel parlargli e nel ridere di nuovo insieme mi sono sentita per un momento come a 16 anni sul lungo Po, solo con una pettinatura migliore, vestiti più belli, più sicurezza, più disillusione. Mi ha fatto scattare dentro quel senso di crocerossina che credevo di aver definitivamente sepolto. Chissà se ci sentiremo ancora o no. Ma poi per parlare di cosa? Certe cose sono belle in certi periodi, e poi si rompe qualcosa, o no?

postato da: ALuceSpenta alle ore 16:20 | link | commenti (5)
categorie: riflettendo, i maschi, io proprio io, cosa ci vuoi fare
domenica, 20 luglio 2008

Il Periodo Ipotetico - Amour Fou

Se ci fosse un luogo abbandonato, se.. lo potremmo prendere..
Se bastasse un tiepido congedo a risarcire i giorni che ti ho sequestrato
Se ci fosse un giorno da santificare sul tuo viso, sulla delusione che ti ho consegnato
Se ci fosse un porto verso cui mirare lo prenoterei nei pochi giorni liberi

Ma passerà, sì passerà questo pallore che ci rende così simili da perderci
Ma passerà, sì passerà

Se ci fosse un pianto da sacrificare sul mio viso, sulla delusione che mi hai riservato
Se bastasse un cuore per ricominciare te lo donerei nei pochi giorni liberi

Ma passerà, sì passerà questo pallore che ci rende così simili da perderci
Ma passerà, sì passerà questo pallore che ci rende così simili da non distinguerci.. sì, passerà..

postato da: ALuceSpenta alle ore 17:38 | link | commenti
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Curo le foglie saranno forti se riesco ad ignorare che gli alberi son morti*

Ho vagato per la città di sabato sera da sola.
Nel pomeriggio la mia bici mi ha portato lungo il fiume, dove avrei dovuto trovare l'Uomo delle Bici, che ovviamente non c'era. Ma al punto in cui sono mi rallegro di me stessa anche solo per il fatto di aver deciso di passare.
Senza poi sapere il perchè. In fin dei conti non ho davvero voglia (ma sarà poi vero?).
In fin dei conti sono delusa (ma forse sto cercando semplicemente qualcosa o qualcuno che mi faccia sorridere di nuovo).
In fin dei conti non lo conosco neppure (ma lo conosco quel minimo per sapere che mi piace e che ci sono sensazioni positive).
Comunque, niente. Allora mi sono rifugiata a casa di S. e M., il mio porto sicuro. Il posto in cui mi sento in assoluto più libera di essere io e di essere così come sono, incurante dei giudizi degli altri.
Cena ottima.
Poi loro dovevano andare via e nell'attesa che altri amici uscissero da una cena ho camminato lasciando che i piedi mi portassero.
Via Garibaldi sembrava il lungo mare di uno di quei paesini: le famigliole, le coppiette col gelato. Coppiette. Altre coppiette. Vabbè.
Ho camminato e mi sentivo distaccata da tutto, ma tranquilla.
Poi sensazioni di estraneità, di lontananza.

tu da me non avrai che l'assenza.
quello che ti resta è la distanza**
.

Scendere ai murazzi sperando che magari...
e poi mangiarsi le mani, perchè mentre ero ferma al semaforo mi ha sfrecciato davanti senza vedermi l'Uomo delle Bici scampanellando dritto dritto e sicuro.


*Quello che non c'è, Afterhours
**La Distanza, Paolo Benvegnù

venerdì, 18 luglio 2008

chissà dove sarai questa sera.
chissà cosa farai e con chi.
chissà a cosa penserai.

chissà poi perchè penso a te.

postato da: ALuceSpenta alle ore 01:37 | link | commenti (4)
categorie: luomo delle bici