Ormai in vacanzissima, ieri sera sono andata da Giancarlo, noto locale torinese frequentatissimo soprattutto nella serata del martedì sera.
Da Gianca si va verso le due, prima non c'è nessuno, e c'è un'atmosfera particolare, un po' scalcagnata e decadente, ma molto affascinante. Si trova ai Murazzi, quindi sul fiume, si allaga quando piove troppo, ha una sala minuscola dove si balla in cui la gente si pressa per starci tutta e un dehor all'aperto in cui puoi incontrare mezzo mondo.
Ieri sera ho lasciato sola un attimo la mia amica D. e quando sono tornata l'ho trovata che parlava con un ragazzo. Questo ragazzo mi saluta come se ci conoscessimo da sempre. E in effetti ci conosciamo da quando il terzo anno di liceo entrò nella nostra classe come ripetente, incazzato con il mondo intero e con i capelli ricci e puliti e uno sguardo molto comunicativo. Magro magro, altissimo e con movimenti un po' a scatti, un po' goffi. Io e D. lo amavamo già.
Lei se ne rese conto subito, io no. Non volevo che mi piacesse lo stesso ragazzo che piaceva alla mia amica. Avevo altro per la testa. Ricacciai indietro il pensiero con un netto rifiuto.
Poi iniziammo a frequentarci assiduamente. Mi faceva le cassettine con allegati post it: "Time bomb è quella che l'altra sera non hai riconosciuto. Vediamo di impararla onde evitare la fucilazione". Le caricature del prof. di filosofia sul mio diario. I primi sms col cellulare che io non volevo che i miei mi affibbiassero. I "mi verresti a prendere? Perchè da sola non mi lasciano uscire". Le lunghe camminate di notte sul lungo Po, il rumore dei dr. Marten's sulle foglie secche e la nebbia di dicembre. E poi una sera mano nella mano e il bacio.
E D. che mi odia.
Beh, con S., il ragazzo, siamo stati insieme una settimana. Da far ridere.
Con lei invece ci siamo unite un sacco dopo questa cosa, e ora siamo come sorelle. E non so perchè, ma siamo proprio diventate così amiche grazie o a causa di S.
Non lo vedevo da secoli, non mi faceva più nè caldo nè freddo. Ieri non so... Saranno stati i capelli corti e la barba, il suo solito sorriso, i denti dritti, lo sguardo. Uno sguardo particolare, occhi che comunicano sofferenza, tenerezza, occhi in cui sta scritta tutta la sofferenza che una famiglia scombinata come la sua e vecchi traumi possono infliggerti.
Non lo so, ma ieri nel parlargli e nel ridere di nuovo insieme mi sono sentita per un momento come a 16 anni sul lungo Po, solo con una pettinatura migliore, vestiti più belli, più sicurezza, più disillusione. Mi ha fatto scattare dentro quel senso di crocerossina che credevo di aver definitivamente sepolto. Chissà se ci sentiremo ancora o no. Ma poi per parlare di cosa? Certe cose sono belle in certi periodi, e poi si rompe qualcosa, o no?